PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SENIGALLIA

Quando i bambini fanno Oh

Quando i bambini fanno Oh

Dammi la mano, perché mi lasci solo? Sai che da soli non si può: senza qualcuno nessuno può diventare un uomo

Dall’ascolto della canzone di Povia ci soffermiamo a riflettere sull’importanza della presenza del genitore nella crescita del bambino.

I primi anni di vita del bambino sono estremamente complessi.

In alcuni casi si può correre il rischio di un compromettere un sano ed equilibrato sviluppo se non si è abbastanza attenti ai segnali di disagio che i piccoli inviano, vivendo nell’illusione che tutto vada bene, ignorando le difficoltà.

Solo quando ci si trova di fronte a turbe comportamentali del figlio ci si domanda cosa è accaduto.

Ma già i bambini hanno sperimentato un senso di insicurezza e di sfiducia verso gli adulti e verso se stessi.

Lo sviluppo del bambino riguarda anche i genitori che debbono maturare e cambiare, in quanto la relazione genitore-figlio non è un’evoluzione unilaterale, ma è un incontro tra i vari soggetti, genitore e figlio che crescono e maturano assieme.

La conoscenza di sé, e della persona che si occupa di lui, diviene per il bambino un modello su cui basare le future aspettative relazionali e, quindi, da riprodurre.

Ogni forma di relazione è quindi da considerare come un’insieme di regole di condotta sociale.

Da ciò si elabora la teoria di sviluppo psicologico centrata sul concetto di attaccamento, ovvero la propensione innata a cercare la vicinanza protettiva di un membro della propria specie, quando si è vulnerabili ai pericoli ambientali per fatica, dolore, impotenza o malattia.

L’attaccamento può essere delineato da tre fenomeni:

  1. L’oggetto di attaccamento riesce a tranquillizzare il bambino.
  2. Il bambino si avvicina più spesso a questa figura per chiedere aiuto o consolazione.
  3. Quando la figura di attaccamento è presente, il bambino avrà meno paura di persone o eventi sconosciuti.

La tendenza all’attaccamento si sviluppa intensamente all’inizio dell’esistenza, quando la vulnerabilità è maggiore.

Poi è un bisogno primario ed innato, contribuendo alla sopravvivenza della specie; si esplica attraverso cinque modelli comportamentali istintuali che sono il succhiare, il piangere, l’aggrapparsi, il sorridere e il seguire.

Queste determinano a loro volta l’esperienza di emozioni intense (gioia, rabbia, tristezza o paura) in base alla disponibilità o meno della madre e della sua presenza o assenza.

A questo punto il bambino comincia a percepirsi e a considerarsi come un essere degno di amore e in grado di amare e considera le proprie esperienze e le proprie esigenze apprezzabili.

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